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Recensione album First Ditch Effort – Nofx

Scritto da diexx88 25 ottobre 2016 Musica

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1. Six Years On Dope
2. Happy Father’s Day
3. Sid and Nancy
4. California Drought
5. Oxy Moronic
6. I Don’t Like Me Anymore
7. I’m A Transvest-lite
8. Ditch Effort
9. Dead Beat Mom
10. Bye Bye Biopsy Girl
11. It Ain’t Lonely at the Bottom
12. I’m So Sorry Tony
13. Generation Z

Siccome ultimamente sto blaterando solo su dischi mediocri (o di merda totale), sto pian piano recuperando tutti gli album più interessanti usciti nell’ultimo periodo.
First Ditch Effort, non è più un disco dell’ultim’ora. Ma il tredicesimo album dei veterani Nofx non potevo lasciarlo

Se qualcuno oltre a me si è fatto il mazzo per leggere in inglese il loro libro-biografia The Hepatitis Bathtub and Other Stories ha all’improvviso capito molte cose delle canzoni vecchie dei Nofx e del loro significato.
In quest’ultimo album, i Nofx danno quasi per scontato che la gente abbia letto il libro perchè i rimandi sono ancora più chiari. Ad esempio in Six Years On Dope, la prima canzone pubblicata come primo singolo e anche la traccia di apertura dell’album, si capisce che parla di Smelly già dal titolo. Bella canzone, un po’ diversa dal solito con un Melvin più protagonista del solito alla voce.
L’inizio di Happy Father’s Day mi ricorda una canzone qualunque dei Less Than Jake ma poi diventa molto simile alle vecchie canzoni dei Nofx e dell’hardcore punk più sporco, canzoni veloci e rancorose al contrario di Sid and Nancy che è più improntata sullo stile degli ultimi lavori dei Nofx.
California Drought tratta il tema della riabilitazione di Fat Mike – dove la ritmica mi ricorda moltissimo i loro vecchi album, Oxy Moronic della dipendenza da farmaci (crack house is now a clinic, altro rimando del libro), I Don’t Like Me Anymore del momento in cui ti accorgi di essere un coglione (I turn on the TV / And I don’t like what I see / There’s an old punk rocker acting like a jerk / And that jerk looks a lot like me).
In I’m A Transvest-lite Fat Mike confessa la sua passione (non tanto nascosta) per il crossdressing, ma la canzone in se non è niente di che.
Ditch Effort, Dead Beat Mom e It Ain’t Lonely at the Bottom sono altri tre brani che mi ricordano i dischi più vecchi dei Nofx. Beh non quelli vecchi vecchi.. Quelli medi!
I’m So Sorry Tony è tragica. Se già One More Song dei Lagwagon era triste, questa di Fat Mike è letteralmente tragica. Sometimes on weekends when our kids hang out together / Kiera tells Darla that her dad’s songs are better / And I think she’s sad, cuz tomorrow she hopes her dad / Will be coming home, cuz he told her that 3 years ago on the phone.
Generation Z a chiusura dell’album è perfetta. Una bellissima canzone con in chiusura un comunicato sulla disfatta della società e con i cori delle figlie di Mike e Tony Sly.

First Ditch Effort lo sento come un rimando a White Trash Two Heebs & A Bean e a Punk in Drublic. E’ un disco che suona più Nofx di tutti gli ultimi messi insieme.
In canzoni come Happy Father’s Day è impossibile non sentire la vicinanza ai vecchi dischi!

Bravi Nofx, dimostrazione che esistono ancora band in grado di fare dischi decenti con testi decenti!

Recensione album 13 Voices – Sum 41

Scritto da diexx88 12 ottobre 2016 Musica

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1.A Murder of Crows
2.Goddamn I’m Dead Again
3.Fake My Own Death
4.Breaking the Chain
5.There Will Be Blood
6.13 Voices
7.War
8.God Save Us All (Death To POP)
9.The Fall and the Rise
10.Twisted By Design

I Sum 41 tornano con un nuovo disco dopo un periodo di fuoco per la band. Inziato con l’uscita di Steve Jocz dal gruppo, continuato con i problemi di droga e alcol e quasi morte di Deryck Whibley e finito con il ritorno del buon Dave Baksh alla chitarra.
Il gruppo è stato uno di quelli che hanno segnato la mia crescita musicale. I loro dischi, a partire da Half Hour of Power fino a quel capolavoro di Chuck, hanno fatto da colonna sonora al tragitto casa-scuola-casa migliaia di volte insieme al mio fidato lettore CD portatile. E’ invece a causa del DVD Sake Bombs and Happy Endings e alla potenza di Dave Baksh se ho imbracciato la chitarra.

13 Voices arriva 5 anni dopo l’orripilante Screaming Bloody Murder ed è stato preceduto in anteprima dai 3 singoli Fake My Own Death, War e God Save Us All (Death to POP). Singoli piuttosto banali, War in testa a portabandiera della mediocrità. Forse solo in Fake My Own Death risonava qualcosa di vagamente interessante, o magari era solo il Bill Cosby chef presente nel video!

Partendo a parlare del disco, bella l’intro di A Murder of Crows, traccia di apertura dell’album. Goddamn I’m Dead Again suona abbastanza Chuck, con un ritmo serrato e pesante ma soprattutto con Dave Baksh finalmente di ritorno alla chitarra nella seconda parte del brano! Bravi, bella canzone!
Fake My Own Death, come già scritto prima, non è malaccio in fondo. Breaking the Chain invece è un brano un po’ più poppeggante ma dal testo molto bello.
13 Voices, che dà il nome all’album, è un altro brano bello veloce e tirato a differenza di War che resta comunque un brano scontato ma messo in scaletta insieme agli altri non suona può così stonato.
God Save Us All (Death To POP), ultimo singolo rilasciato prima dell’uscita del disco, e The Fall and the Rise non mi dicono niente di che a differenza della traccia di chiusura Twisted By Design che è per me una delle più belle di tutto l’album nonostante si discosti molto dalle ritmiche veloci e pesanti che ho sempre preferito nei Sum 41.

I testi sono legati da un unico filo conduttore: la caduta e la riabilitazione passato da Deryck Whibley durante gli scorsi anni. Certo, la conseguenza è un disco monotematico che può risultare monotono ma pazienza. Se questo è il compromesso da accettare per avere un album che non parla di fesserie mi sta bene.

Onestamente mi aspettavo di peggio, niente di eccezionale ma nemmeno una porcata totale. Abbastanza bravi!

Recensione album Taking Back Sunday – Tidal Wave

Scritto da diexx88 21 settembre 2016 Musica

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1. Death Wolf
2. Tidal Wave
3. You Cant Look Back
4. Fences
5. All Excess
6. I Felt It Too
7. Call Come Running
8. Holy Water
9. In The Middle Of It All
10. We Dont Go In There
11. Homecoming
12. I’ll Find A Way To Make It What You Want

Avevo già introdotto Tidal Wave quando avevo parlato di quel buonissimo tortino alle feci di bue muschiato quale è California, l’ultimo sudato lavoro dei blink-182.
I Taking Back Sunday li ascolticchiavo 10 anni fa (ormai sono abbastanza vecchio da poter usare 10 anni fa come reale lasso di tempo trascorso invece che come esagerazione Frown), ai tempi di Liar per capirci. Louder Now era stato anche un album carino per quel periodo e aver sentito anni dopo il nuovo singolo Tidal Wave mi aveva fatto ben sperare in un disco che all’ascolto non provocasse la sensazione di stare abbracciato ad un secchio stracolmo di spazzatura con le mosche. Ed è per questo che mi sono messo ad ascoltarlo.

I primi secondi del brano Death Wolf con quell’organetto e quelle vocine alla Arcade Fire hanno ucciso per un istante ogni mio buon presentimento ma per fortuna al minuto 1 esatto mi hanno fatto ricredere. Grazie!
Tidal Wave è nel complesso un buon mix di canzoni più influenzate dal punk rock ad altre più alternative-indie e più vicine alle pseudo-ballate pop rock attuali.
Si trovano facilmente anche alcune canzoncine niente male, per me Call Come Running, In The Middle Of It all e la ballata pop rock Homecoming su tutte.

Non è tutto banana e cioccolato però, le canzoni sono tirate troppo per le lunghe risultando ripetitive e monotone. E i testi non aiutano di certo, troppo corti per brani così lunghi. I Felt It Too ne è l’esempio per eccellenza. Per me è meglio produrre un disco corto che uno allungato e stiracchiato (con tanto di silenzi infiniti alla fine dei brani) per superare a tutti i costi i 45 minuti.

Recensione album blink-182 – California

Scritto da diexx88 5 luglio 2016 Musica

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1. Cynical
2. Bored to Death
3. She’s out of Her Mind
4. Los Angeles
5. Sober
6. Built This Pool
7. No Future
8. Home Is Such a Lonely Place
9. Kings of the Weekend
10. Teenage Satellites
11. Left Alone
12. Rabbit Hole
13. San Diego
14. The Only Thing That Matters
15. California
16. Brohemian Rhapsody

I blink-182 da quando si sono riuniti nel 2009, mi hanno sempre fatto la tenerezza di Jerry Calà che a 60 anni suonati va ancora per locali a gridare Libidine!.
Oppure la stessa tenerezza che ho provato nel vedere Jerry Only seduto nel tour bus con occhiali da anziano e deadlock posticcio.
Mark Hoppus che, con la faccia segnata dal tempo, se ne va in giro con bermuda e cresta a 44 anni a canticchiare ritornelli banali per ragazzi che potrebbero tranquillamente essere i figli è inguardabile. Travis Barker, per come si è piazzato, se mi sbucasse davanti di notte mi metterei a correre veloce come il vento, dopo avergli lanciato il portafoglio.
Di Matt Skiba c’è poco da dire, spero abbia un qualche accordo con la Durex per la fornitura di gel lubrificante visto quanto sta dando via il culo.

Col Gaviscon preso, mi appresto a sentire California.
La traccia di apertura è Cynical che mi spiazza, a parte i primi 37 secondi merdosi dove sentiamo pure la voce doppia alla Eiffel 65, è una bella canzone. Lo so, mi rendo conto di cosa ho detto. Ma bisogna essere oggettivi, è una bella canzone veloce – ad eccezione di quei pessimi woohoohooho – e senza quei giri di merda di batteria.
Bored To Death manco la commento, Adam Song rivista 17 anni dopo con delle liriche del cazzo, Life is too short to last long. Ma andate a fare in culo! [cit. Emilio Fede]
She’s Out Of Her Mind altro brano poppeggiante pieno di a-a-a-a-a, wooo oh oh ohhh oh e yeah e di altre frasettine buttate li alla cazzo di cane.
Los Angeles è un’accozzaglia di ritmi, Sober ha un bellissimo ed articolato ritornello che fa nananananana e ha un bel testo da 16enne che si scola i Bacardi in gelateria, aah che poesia!
No Future mi attirava dal titolo, pensavo fosse una canzone un po’ più seria e ragionata, ma manco per sogno. Il verso parla di una ragazza, mentre nel ritornello buttano a bomba la frase Yeah, they don’t care about you (No future). Ma a loro chi? E poi Let the music seal your fate, se la musica in questione è questa, statemi lontano.
Kings Of The Weekend, tralasciando il testo orripilante e la melodia alla Giro Giro Tondo del ritornello, mi piace come canzone. Anche se ho tralasciato testo e melodia, quindi non so bene cosa mi piace di questa canzone. In Rabbit Hole ci vedo solo una pseudo colonna sonora di un remake malriuscito di Alice nel paese delle meraviglie.
In San Diego troviamo ancora quel cavolo di arpeggio di chitarra ma la canzone la posso anche mettere tra le salvabili, se non altro si riesce a capire di che diavolo stanno parlando a differenza di The Only Thing That Matters che si tiene in piedi solo grazie alle rime. California, altra ode alle loro terre manco fossero John Denver, è una lagna che non finisce più.

Sarò anche partito preventuto, ma questo è un album che non è possibile non definire una merda.
Ho letto recensioni su altri siti – dove hanno scritto tutto tranne che una recensione visto che dell’album hanno parlato per una riga – dare voto 4/5 o 5/5 all’album. Seriamente?
Quello che mi ha colpito è l’impegno che hanno messo nello scrivere testi del cazzo. E nella loro cazzosità sono pure riusciti a renderli ripetitivi. Sulle melodie pop o sul fatto che a 40 anni suonati siano rimasti impantanati nel 1999 si può stare a discutere da qua a Capodanno. Resta un qualcosa di soggettivo che può piacere o meno. Ma su i testi non si può, quelli sono lì nero su bianco.

Avrei preferito fossero usciti con un disco di merda ma originale, più maturo ed adatto a loro. Non che mi fregasse chissà cosa sentire un buon lavoro da parte loro, come vivevo bene ieri vivrò benissimo anche domani.
Ma giusto oggi mi è capitato tra le mani il nuovo singolo dei Taking Back Sunday, che ascolticchiavo a 17 anni e che manco mi ricordavo più della loro esistenza.
Beh il nuovo singolo ha poco in comune con i vecchi album della band. Certo, alla fine può piacere o meno, può scontentare o meno i vecchi fans. Ma cazzo se non altro ci hanno provato e non si sono limitati a galleggiare come merdine. Ecco è colpa dei Taking Back Sunday se sono così incarognito con i blink-182. E con Jerry Calà!

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